LA STORIA

Nel 1967, dalla passione per il cinema di Americo Sbardella, Annabella Miscuglio e Paolo Castaldini, nasce a Roma il Filmstudio: il primo filmclub italiano. Un’esperienza culturale del tutto inedita che ha caratterizzato per decenni lo scenario culturale romano e nazionale in un luogo ricco di suggestioni ribelli e al tempo stesso di atmosfere intime e accoglienti. Lo storico ingresso al civico 1/c di Via degli Orti d’Alibert, nel quartiere Trastevere, ha visto il passaggio dei più grandi intellettuali degli anni Settanta e di intere generazioni che si sono formate cinematograficamente davanti agli schermi di quello che è divenuto presto, per tutto il Paese, il simbolo del film d’autore, del cinema sperimentale e delle opere di qualità.

A partire dal 1971, a Sbardella, Miscuglio e Castaldini si affianca una ristretta equipe di “anime storiche” che ha tracciato il percorso successivo dello spazio: Armando Leone, Delia Peres, Adriano Aprà ed Enzo Ungari. Il successo è immediato e ben presto il modello Filmstudio, “imitato ma mai eguagliato” (cit. Tullio Kezich), si diffonde in tutto il paese. Primo multisala in Italia, ogni giorno gli schermi del filmclub offrono al pubblico classici e rarità della storia del cinema anche in versione originale, per sottolinearne le componenti sperimentali; film dell’avanguardia storica, “nuovo cinema”, cinema indipendente (underground, marginale e alternativo, giovane cinema, cinema delle donne, ecc.) e tutte quelle produzioni che in quel periodo si distinguono dal punto di vista artistico, sperimentale o sociologico. Piano piano, il Filmstudio diventa un vero e proprio laboratorio di ricerca ed elaborazione culturale: uno strumento di riflessione e d’intervento sulle trasformazioni delle strutture cinematografiche. Ma è anche un punto di riferimento, un luogo d’incontro e di scambio per i cineasti che producono i loro film nel circuito indipendente.

Elemento fondamentale del Filmstudio è il suo legame con Roma e, in particolare, con il quartiere Trastevere, punto di passaggio obbligato per i protagonisti dell’arte e della cultura che negli anni Sessanta e Settanta arrivavano nel nostro paese da città come San Francisco, New York, Los Angeles, Parigi, Londra. Sin dagli esordi, il Filmstudio ha promosso importanti rassegne cinematografiche (per autore, a tema, per periodi storici, movimenti, tendenze, scuole, ecc.) alle quali hanno partecipato decine di migliaia di spettatori. Ma anche manifestazioni multimediali, mostre fotografiche e di manifesti come quella realizzata nel ‘68, la prima in Italia, in cui viene raccolta gran parte dei manifesti serigrafati del maggio parigino. In contemporanea, vengono presentati “Le joli mois du Mai” e altri film prodotti dal collettivo “États Généraux du Cinéma” che contava tra le sue fila anche celebri autori della Nouvelle Vague.

Uno spazio polivalente, utilizzato anche per prove teatrali, come quelle del Living Theatre, e come studio cinematografico, offerto gratuitamente per riprese in interni o per riunioni preparatorie non solo a cineasti indipendenti, ma anche a grandi autori (nel 1969, per esempio, a Jean Luc Godard per “Vento dell’est”, il suo unico lungometraggio italiano). Vengono promossi anche incontri con i grandi maestri italiani del cinema, da Michelangelo Antonioni a Vittorio Storaro, e attivate importanti collaborazioni con istituzioni culturali prestigiose quali la Cineteca Nazionale, il Festival di Venezia, il Goethe Institut di Roma, il Centre Culturel Français, il MOMA, e molte altre stringendo anche ottimi rapporti con Henri Langlois, il mitico fondatore della Cinémathèque Française.

Il Filmstudio rappresenta nel corso di quegli anni uno dei principali luoghi di impulso culturale a Roma. Le due sale del filmclub hanno visto il passaggio di personaggi come Andy Warhol, Jean Luc Godard, Bernardo Bertolucci, Wim Wenders, Pier Paolo Pasolini, Michelangelo Antonioni, Roberto Rossellini, François Truffaut, Robert Bresson, Jean Marie Straub, Julian Beck (anima storica del Living Theatre), e Nanni Moretti che nel dicembre del 1976 presentò in esclusiva al Filmstudio il suo primo lungometraggio, “Io sono un autarchico”, decretandone il successo. Un luogo di contaminazione culturale che rappresenta ancora oggi un’esperienza impareggiabile di formazione del pubblico soprattutto giovane che elesse il Filmstudio a vero e proprio simbolo di un’appartenenza militante e innovativa in tutto lo scenario romano e italiano.

Dal 1983 l’associazione, che negli ultimi 20 anni ha tenuto vivo lo spirito del Filmstudio, è inserita nell’elenco delle “Istituzioni culturali d’interesse nazionale” redatto dal Ministero della Cultura. La Regione Lazio, nel 2021, ha restituito ai cittadini questo importante pezzo di storia della cultura di Roma dando vita a SCENA.